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Marino Biondi: lezione su Pasolini
Pier Paolo Pasolini (1922-1975)
La lezione ha un titolo che volutamente allude ai luoghi dell’origine e della fine, alla culla della nascita e all’epilogo lugubre e violento della morte. L’eden di una felicità e pienezza di vita, che è durata solo lo spazio di una breve gioventù, la meglio gioventù, vissuta dentro il corpo naturale di un materno Friuli, fra i balli e le saghe festose di Casarza, i primi amori, uomini e donne insieme («Le belle fiumane c’erano, e erano anzi bellissime»), l’impegno politico comunista, come segretario di sezione. E l’inferno, dopo la cacciata nell’ottobre 1949 da quel paradiso terrestre, come nell’affresco di Masaccio, Cacciata dei progenitori dall’Eden, conservato nella Cappella Brancacci, chiesa del Carmine a Firenze. Che il grande intellettuale ben conosceva e nel quale sembrava specchiare sé stesso, come un Adamo respinto fuori da un giardino solidale e felicemente comunitario nel magma oscuro e contaminato di un mondo infame (Petrolio, romanzo postumo e ipotizzato come un frammento di una totalità perduta). Quel primo tempo, l’innocente gioventù, invasa dal desiderio e insidiata dal peccato, troncata dalla condanna degli uomini che erano anche fratelli e compagni, viene descritta e appassionatamente analizzata nei primi tre romanzi (Atti impuri, Amado mio, Il sogno di una cosa), assai meno noti dei due romanzi del periodo romano (Ragazzi di vita, Una vita violenta), e in quelle storie, in forma di diario intimo, giornale dell’anima, romanzo di formazione, scopriamo un essere innocente e vitalissimo, ancora pieno di speranze e illusioni, lo scrittore da giovane che ama il mondo circostante, e vorrebbe esserne riamato. «Se è dalla mia vita che ho raccolto il materiale di questo libro, vuol dire che non ho avuto paura di farlo… E se ho avuto, al contrario, troppo coraggio, prego il lettore di indignarsi contro la violenza, non contro l’anomalia dell’amore».
(Marino Biondi)
Domenica 1° febbraio, ore 17, Aula Magna Biblioteca Malatestiana)
